Intervista ad Alessandro D'Alessio, responsabile della Domus Aurea/2

 

(segue dalla prima parte)

Insomma, Nerone buono, giusto e vicino al popolo?

“La vicinanza al popolo si manifesta con elargizioni pubbliche di alimenti o con l’organizzazione di giochi, il famoso Panem et Circenses, quindi con una politica, anche di svago, per le classi meno abbienti molto forte. Oggi diremmo che era una politica demagogica, populista. Ma la politica di vicinanza alle classe meno abbienti era comune a molti imperatori di quel periodo.

Altro gesto è la riforma monetaria di Nerone, anche gli antichi avevano l’inflazione, e decidono di mettere mano al contenuto di metallo prezioso, come nell’oro o nell’argento, riducendo la quantità di metallo prezioso e spostando progressivamente il valore della moneta da quello reale a quello nominale. Viene ridato potere d’acquisto alle classi meno abbienti. 

 

Nerone non era nemmeno un guerrafondaio come tanti suoi predecessori 

In realtà ci furono episodi di guerra, come le campagne in Armenia o la prosecuzione di alcune campagne in Britannia, però sono episodi piuttosto marginali. Non si può dire che il regno di Nerone fu un’epoca di grandi conquiste, anzi la celebrazione della pace, delle chiusure delle porte del tempio di Giano, che era la manifestazione tangibile del periodo di pace dell’antichità, viene celebrata da Nerone.

 

Molte furono le passioni di Nerone, nello specifico l’arte, la musica, il teatro e la letteratura, ricevettero un forte incentivo? 

Si, perché Nerone si era formato con dei precettori e delle precettrici che l’avevano, sin dalla giovane età, avviato alla conoscenza delle arti e della letteratura greca soprattutto.

Questo lui lo riconferma anche con i suoi viaggi in Grecia, assorbendo dunque la cultura ellenistica e riproponendola anche nei suoi comportamenti in vita. L’incidenza di Nerone è fortissima anche nel campo dell’architettura e della pittura, basta vedere la costruzione della Domus Aurea, quest’ immensa residenza posizionata al centro della città, che copriva almeno un centinaio di ettari.

 

Forse un po’ megalomane? 

Tratti di megalomania ci sono, infatti da un certo momento in avanti questa megalomania prende il sopravvento. Anche la stessa costruzione della Domus Aurea al centro della città indica una progressiva appropriazione dello spazio pubblico da parte dell’imperatore. Infatti subito dopo la sua morte inizierà un processo di “smontaggio” della residenza e di sostituzione con edifici che vengono invece restituiti all’uso pubblico, come il Teatro Flavio ed

il Colosseo, ma anche le Terme di Traiano. Questo tratto di megalomania non è esclusivo di Nerone però, basti pensare a Domiziano.

 

Che idea si è fatto lei di Nerone da un punto di vista umano? 

A 17 anni diviene Imperatore. Possiamo dire che Nerone non aveva delle patologie mentali particolari, come invece sembra avessero altri imperatori tipo Commodo, Caligola e altri, però chiaramente aveva un rapporto morboso se non conflittuale con certe figure femminili. È stato fortemente condizionato dalla madre nella prima fase del suo impero ed ha avuto 3 mogli: Ottavia, Poppea e Messalina, con le quali aveva rapporti conflittuali.

Attraversando queste strutture, in particolare della Domus Area, e osservando le decorazioni affrescate, traspare in parte la personalità di Nerone stesso, come ad esempio tematiche, riproposte in pittura o in mosaico, tratte dagli episodi del ciclo omerico, Iliade ed Odissea, che lui evidentemente conosceva molto bene. L’epoca neroniana segna una delle tante svolte importanti nel processo di sviluppo dell’architettura romana e delle epoche successive, ma anche nel tipo di decorazioni di cui lui amava circondarsi.

 

E della sua sessualità? 

Non credo fosse troppo diversa di quanto non lo fossero anche altre figure. La sessualità dell’antichità era molto più disinvolta, non c’era quella visione che nel mondo occidentale poi si è sviluppata a partire dal cristianesimo. Sappiamo che ha avuto 3 mogli e da alcune fonti risulta che ha avuto relazione extraconiugali con altre donne e anche della presenza di figure maschili.

 

Qual è la percezione dei visitatori di Nerone una volta visitata la Domus Area? Cambia o resta la stessa? E’ un brand conosciuto quello di Nerone? 

I visitatori della Domus Aurea ne escono con una immagine diversa, più reale, rivalutandolo e allontanandosi da quei tratti stereotipati tramandati dalla tradizione. Ma soprattutto ne escono sorpresi perché visitare quel che resta di una residenza, estesa su una superfice di 16000 mq, al centro di Roma e davanti al Colosseo è una cosa che lascia senza fiato.

Di questi 16000 - come tre campi di calcio uno accanto all’altro - si può visitare un tratto notevole, se ne attraversano almeno tre quarti. La nostra intenzione è quello di rendere visitabile oltre la metà di questi spazi al massimo per il 2020. Nella percezione immediata di quello che le persone hanno del centro di Roma, la Domus Aurea emerge poco perché è uno spazio nascosto, sotterraneo e visitabile solo alcuni giorni della settimana, ma è un luogo assolutamente suggestivo.

 

La conoscenza porta a modificare i luoghi comuni che si hanno in testa? Si esce da qui con l’idea di un Imperatore amante delle Arti e non solo di uno psicopatico, incendiario e assassino? 

Assolutamente sì, come un imperatore la cui attività, la cui cultura, la cui attitudine segnano profondamente un’epoca. Nerone è l’ultimo imperatore della dinastia Giulio Claudia, con lui si chiude un’epoca e se ne apre un’altra. Si esce dalla Domus Aurea con un livello di conoscenza maggiore e più aderente alla realtà.

(segue nella terza parte)

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